CommentsRiassunto di viaggio.

Siamo agli sgoccioli, anche stavolta il tempo è volato via.
Sul terrazzo, vista (e udito) oceano, sono assalito dalle solite contrastanti sensazioni di fine viaggio (aggiungerei anche “tatto” visto che i fogli sono bagnati). Tristezza, al pensiero del rientro alla faticosa quotidianità.
Gioia, sapendo di rientrare a casa più ricco, d’aver raccattato quel “non so che” da ogni centimetro di terra sconosciuta, da ogni sguardo incrociato per caso.

Srl Lanka, nome buffo: più che il nome di uno stato sembrerebbe quello di una badante moldava o di una ginnasta russa. Sri Lanka: non ricordo il significato ma, da oggi, nel mio linguaggio significa “Terra della Serenità”.

Serenità che traspare (e ti arriva) dai sorrisi spontanei che tutti ti regalano, sorrisi che si staccano dai volti e di depositano nella tua anima … e son talmente tanti che per confessare i tuoi peccati, anziché andare da un prete, dovrai rivolgerti da un dentista.

Serenità che ti arriva dalla natura che, per quanto prorompente e imponente, sembra voglia abbracciarti (parola di Boa Constrictor) e dirti: “siamo parte dello stesso mondo”.
Certo, il percorso verso la serenità è sempre faticoso e così è stato anche per lo Sri Lanka e i suoi abitanti.
Prima sono arriivati gli indiani del nord che hanno rubato e distrutto (questa storia degli indiani cattivi l’ho già sentita raccontare da quei bugiardoni americani). Poi sono arrivati gli inglesi che hanno soltanto rubato (e ci credo … cosa distruggevano se avevano già provveduto gli indiani!?). Infine una guerra, spacciata come guerra civile, che però, come tutte le guerre recenti, aveva una causa inequivocabile: il petrolio. Difficile altrimenti spiegare la lotta tra cingalesi e “guerrigleri Tamoil”!

Quante informazioni preziose ci ha fornito la nostra super guida, il mitico Robert “Tè” Niro. Un cingalese D.O.C. che racchiude un concentrato d’italianità: scaltro come un napoletano, preciso come un padano, alto quanto un sardo.

Ci ha raccontato e spiegato tante cose …
… che i cingalesi non utilizzano gli elicotteri bensì gli elifanti,
… che i lioni si sono estinti (n.d.r. da noi, invece, i lioni col prefisso “cog” proliferano espandendosi a macchia di leopardo)
… che essere buddhisti è meglio che essere cristiani perché hai solo 5 comandamenti da rispettare
… che le 32 posizioni di Buddha non hanno niente a che vedere con quelle che le nostre pervertite menti immaginavano.

Ha dei numeri Niro e se li sa giocare. La sorte, a dispetto delle apparenze, non è cieca, osserva i numeri, eccome se li osserva … pazientare e perseverare. Lunga vita a Niro e a chi crede nei propri numeri e non molla mai.

Sempre in terra di numeri e sempre grazie a Niro, ho scoperto che in Sri Lanka non esistono i secondi, i minuti, le ore … no, esistono solo due misure: “trequarti d’ora” e “quattro ore”.
Da Colombo a Habarana? Quattro ore
Da Habarana a Polonnaruwa? Trequarti d’ora
Da Polonnaruwa a Sigirya? Trequarti d’ora
Da Sigirya a Habarana? Trequarti d’ora
Da Habarana a Kandy? Quattro ore
Da Kandy a Nuwara Elya? Quattro ore
Da Nuowara Elya a Kataragama? Quattro ore
Jeep Safari? Quattro ore
Etc, etc., …

Se la mia compagna scoprisse che in Sri Lanka anche le cose brevi durano “trequarti d’ora”, da domani ci trasferiremmo in Sri Lanka. Meglio non indicare il motivo.

Trasferirsi in Sri Lanka? Beh, a me sembra di averci già vissuto. Questo è stato, per me, un viaggio a ritroso nel tempo. Ho rivisto nei comportamenti degli indigeni tante cose che mi hanno riportato, piacevolmente, alla mia infanzia. Il mio minuscolo paesino, lontano da tutto e da tutti, dove non serviva chiudere la porta a chiave, dove ogni incontro generava saluto e sorriso, dove noi bambini eravamo liberi d’esser bambini, di correre scalzi nei prati, di giocare seminudi sotto la pioggia. Liberi di fare le ore piccole nelle calde notti d’estate, giocando sereni, senza la paura di incontrare “l’uomo nero”. Un luogo (e un tempo) in cui “uno per tutti, tutti per uno” non era uno slogan da moschettieri ma un modo di vivere. Era così … poi è arrivata la civilizzazione, bastarda madre dell’inciviltà.

Anche stavolta, come ogni volta, rientrerò con la macchina fotografica semivuota ma con occhi e cuore gonfi d’emozione. Un gran bel viaggio: bei luoghi, bella gente, ottima compagnia.
Un momento su tutti: giardino botanico; precedevo solitario l’allegra brigata di un centinaio di metri. Incrocio una coppia giovanissima con in braccio un frugoletto della stazza di mio nipotino più giovane, quindi presumo un anno di età, qualcosina meno. Saluto, sorridente, e i due genitori contraccambiano. Il bimbo mi fissa, quasi torvo, e all’improvviso mi spara sul viso un sorriso devastante, di una potenza indescrivibile.

Ho sentito un groppo alla gola, assurdo e inspiegabile. Forse una spiegazione c’è: forse la poesia esiste davvero e non è un ammasso di parole incastonate ad arte ma il groppo in gola, assurdo e inspiegabile. 

Forse lo Sri Lanka mi ha voluto regalare una delle sue gemme preziose, magari per non esser da meno di NTS che mi ha regalato il viaggio.

Goodbye Sri Lanka.

Un Partner NTS.

 

Dicono di noi...

pictureora che sono in Italia nel mio ufficio e sono triste perché penso a Sri Lanka, desidero ringraziarti per la tua elevata professionalità, la tua infinita disponibilità ma soprattutto per la tua affettuosa umanità. 
Maria Cristina De Angelis